«Subbuglio», la (prima?) cassettina dal confinamento domiciliare

In queste settimane di confinamento domiciliare e di lavoro a mezzo reddito, che non sto a raccontarvi perché non credo ne valga la pena (mi sorprende il fiume di parole che tanti riescono a tirar fuori in questi giorni; io no, non ce la faccio), ho trovato il tempo di fare diverse cose. Ovvio no? Soprattutto: guardare (vecchie) serie TV, fare il pane (che originale eh?) e dedicare ascolti attenti a dischi che adoro e a nuovi croccantissimi pezzi.

A valle di questi ascolti, ho preso le canzoni che più mi sono penetrate nelle ossa e ne ho fatto una cassettina, insomma una playlist su spotify. Stante l’umore, che si agitava tra lo sconsolato, l’ansioso e l’incazzato come un’ape, anche la cassettina è venuta fuori così: decisamente oscura, e stronza. S’intitola «subbuglio» sapete perché? Perché quando ho pensato a che nome darle, la prima parola che mi è saltata alla mente è stata proprio «subbuglio». Simple as that. Sarà perché tifo disordini? Chissà.

Buon ascolto.

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