Gli schiavi nelle campagne della Tuscia

Daniele Camilli, giornalista di Tusciaweb, ha recentemente pubblicato un articolo sulle condizioni lavorative dei braccianti immigrati nelle campagne viterbesi. Il periodo dell’inchiesta, realizzata con la collaborazione di due sindacalisti della Flai Cgil, è quello della fase 1 dell’emergenza pandemica e questa è la realtà (riassumo, ma leggete l’articolo): 12-13 ore di lavoro al giorno, mezz’ora/un’ora di pausa pranzo, per una paga di 4-5 euro all’ora. L’approvvigionamento di frutta e verdura per i supermercati e le nostre tavole è stata garantita, insomma, all’antico prezzo della schiavitù.

L’inchiesta parla di non meglio specificate «campagne della Tuscia». Conoscendo il contesto e il giornalista, e leggendo che «anche a chi scrive, è capitato di accompagnare al lavoro un bracciante agricolo e di andarlo a riprendere la sera» so che, almeno in questo caso, si sta parlando delle campagne intorno alla città di Viterbo. Sarebbe interessante, credo, allargare lo sguardo all’intera provincia (e non è detto che l’articolo di Camilli non sia la prima tappa di un’inchiesta più ampia), che è puntellata quasi ovunque di terreni agricoli che utilizzano manopodera stagionale, e di riserve di lavoro povero e «schiavizzabile» rappresentato dalla popolazione dei centri di accoglienza; sarebbe interessante gettare una luce, ad esempio, sulla raccolta delle patate nelle campagne intorno al lago di Bolsena, e sulle condizioni di lavoro di quei braccianti immigrati che fanno la processione sulle strade della zona durante l’estate (di qui a qualche settimana). Credo che ne uscirebbe fuori un «bel» quadro e una discreta rete di sfruttamento.

L’inchiesta è stata pubblicata il 29 maggio, ma mi è parsa buona cosa rilanciarla per cercare di farla arrivare a quante più persone possibili, sperando che chi legga arrivi a comprendere una cosa fondamentale: la segregazione e il razzismo istituzionale esistono anche qui, si affermano attraverso i provvedimenti dei governi e si riproducono ogni giorno fuori dalla porta di casa nostra: anche queste vite nere sono importanti.

Notizia di questa mattina: di segregazione e sfruttamento si continua a morire.

E inoltre: di segregazione e sfruttamento ci si ingrassano i criminali (oltre che i padroni, ma spesso son le stesse persone).

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