«Hot Wheels», una cassettina per la scatola a quattro ruote

L’idea di questa «cassettina» – idea vecchia come una radio mangianastri installata su una scatola a quattro ruote che si muove per mezzo di un ancor più antiquato motore a scoppio – mi è nata dentro forse un paio d’anni fa, giungendo quasi dal nulla, e nel nulla è tornata a riposare per un tempo interminabile. In quel periodo, credo fosse la fine della primavera o l’inizio dell’estate, mi capitava spesso di ascoltare canzoni che parevano fatte apposta per un viaggio in macchina, che emanavano afrori di asfalto e quattro ruote da molto molto lontano. Ciò che mancava all’appello era la voglia, o forse la spinta giusta (un viaggio in macchina all’orizzonte), per mettermi a compilarla.

Poi quest’estate, improvvisamente, la motivazione ha ricevuto un boost. A darglielo è stata la prospettiva del Bida Camp – l’evento che ha segnato il 2020 secondo le maggiori testate giornalistiche internazionali. Il Bida Camp è stato, è, sarà, il campeggio auto-organizzato e autogestito dalla fauna umana che popola Bida, l’istanza della rete sociale mastodon nata a Bologna tra le mura del Circolo anarchico Camillo Berneri. Un campeggio in Toscana, ospitato da una gentile e coraggiosa esemplare della suddetta fauna, in un bellissimo luogo che non sto qui a identificare. Dovevo arrivarci in macchina, perché l’idea (poi tramontata causa diluvio universale) era di passare per Siena, al ritorno, a trovare amicə. Mi si paravano innanzi quasi tre ore di viaggio in totale solitudine, o meglio, in compagnia della musica con la quale avrei deciso di riempire la pennetta (del suono del motore non me ne frega niente, non faccio parte di quella fauna). Quale migliore occasione, dunque, per mettersi a testa bassa a preparare la «cassettina»?

La prima versione di Hot Wheels, testata per la prima volta su strada durante quel viaggio e una seconda volta al campeggio, del quale ha aperto le danze vestita in abiti diversi (non nella sequenza che le avevo dato, ma in ordine alfabetico), conteneva tre ore e quaranta minuti di musica. Decisamente troppo: la capacità di sintesi non è cosa che possa annoverare tra i miei pregi. Il terzo test al ritorno e i numerosi altri delle settimane seguenti, spostamenti di pezzi, aggiustamenti, grossi tagli e piccole aggiunte, le hanno dato la forma definitiva. Sono ventinove pezzi e dura circa due ore; abbiate pietà, sotto questa soglia era davvero impossibile scendere, sarebbe esploso tutto (e per tutto intendo proprio TUTTO).

La posto qui sotto in formato playlist del tubo. Essendo però pensata per essere ascoltata in macchina, in viaggio, essendo che forse la vostra autoradio non legge quel che accade sul telefono (la mia per esempio no), ed essendo che ascoltare la musica dalle casse del telefono fa incazzare i pipistrelli, si è resa necessaria un’ulteriore opzione. L’ho piazzata dunque sul mio cloud, così potete scaricarla e piazzarla sulle vostre pennette (o su un cd mp3, se avete un’autoradio che li legge).

https://cloud.disroot.org/s/Bg7BWzDS3t9cgQg

Vogliatele bene. Buon ascolto.

6 pensieri riguardo “«Hot Wheels», una cassettina per la scatola a quattro ruote

  1. “del quale ha aperto le danze vestita in abiti diversi (non nella sequenza che le avevo dato, ma in ordine alfabetico)”.
    Colpa della mia app sul telefono che leggeva le tracce un po come cavolo voleva lei!
    Mea culpa!
    Hot wheels scaricata, ora serve un viaggio!

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    1. Culpa dell’app 🙂
      Intanto però puoi ascoltarla a casa facendo un trip interiore. Io sto facendo così, perché le distanze che percorro di solito sono brevi, e ad ascoltare una compilation (qualsiasi compilation) spezzettandola in cento parti mi prende male.

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  2. Bella, bella, bella! E confermo che funziona anche quando si prepara l’impasto per la pizza, non solo per i viaggi in auto. 🙂 Non tutti i brani mi sono piaciuti allo stesso modo, ma già solo per la presenza di Walkabouts and Screaming Trees non potevo non amare! Grazie!

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    1. Mado’ kappa, m’ero perso il tuo commento, scusa 😐 (devo assolutamente cambiare indirizzo email su wordpress, perché quello di ora non ce l’ho né su app né su thunderbird e le notifiche me le perdo tutte per strada…).

      Grazie, grazie, grazie, sono contento ti sia piaciuta. Spero ti abbia ispirato una bella impastata e una pizza buonissima. 🙂

      Addirittura fan dei Walkabouts? Io in realtà li conosco molto poco, ho ascoltato solo «New West Motel» e non più tardi di un anno fa la prima volta; però è un disco che mi ha tenuto grande compagnia, quest’anno, nel periodo in cui si stava allentando la morsa del primo confinamento e si tornava un po’ a girare; l’avevo messo nella pennetta della macchina. Visto che ci sono allora ti chiedo: qual è il tuo preferito, insomma, cos’altro devo ascoltare di loro?

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      1. E io mi ero persissimo la tua risposta! 😀
        Non credo di potermi definire un fan dei Walkabouts, ma un amico mi aveva passato un disco che ho ascoltato tantissimo, se non sbaglio era Devil’s road (o forse un live?) e la canzone che più mi piaceva era “The light will stay on”. Quasi quasi me li riascolto adesso!

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