Salute pubblica, sistema economico e organizzazione della vita sociale

In queste assurde settimane di isolamento domiciliare (non «quarantena»), con il lavoro ridotto ai minimi termini, ho passato un bel po’ di tempo a leggere. Ho letto soprattutto notizie, analisi e controanalisi sulla covid-19, la nascita e lo sviluppo del virus che ne è il responsabile – il Sars Cov2 – l’andamento e la diffusione della malattia, le diverse risposte dei governi degli stati più colpiti, la risposta sanitaria e quella securitaria, etc. Poi, qualche sera fa, davanti a un articolo che mi spiattellava in faccia l’ennesima previsione sul picco (ormai le previsioni sul picco, così come le ipotesi sulla mutazione del virus, sembrano essere diventate un gioco mediatico, un po’ come i sondaggi elettorali, con l’aggravante di avere come oggetto di studio contagiati e morti) e al messaggio di un amica che mi annunciava di essere prossima al tampone dopo più di una settimana di febbre e mal di gola, ho avuto una crisi da sovraccarico (si chiama così? Non so), una scarica di ansia e ho deciso di tirare il freno a mano. Nei giorni seguenti ho messo in lista nera il sito di «Repubblica», che è diventato una fogna a cielo aperto di viscido sensazionalismo, titoli e articoli acchiappaclick e cronache di flash mob patriottici, e mi sono imposto di rallentare la lettura di notizie, limitandomi a pochi selezionati articoli e per lo più ad analisi di ampio respiro e non contingenti.

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Le nocciole, il lago di Bolsena e le reticenze del Fatto Quotidiano

Qualche giorno fa, il 27 dicembre per essere esatti, su «Il Fatto Quotidiano» è apparso questo articolo a firma Vincenzo Bisbiglia che parla dei rischi ambientali che sta correndo il lago di Bolsena. E, segnatamente: le mire geotermiche, gli sversamenti decennali causati dal malfunzionamento dell’anello di depurazione e l’espansione della monocultura del nocciolo.

Bene che queste notizie arrivino sulla stampa mainstream, mi son detto: è un buon risultato. Le nocciole, a dire il vero, avevano già fatto la loro comparsa nel ben documentato e puntuale reportage firmato da Stefano Liberti per «Internazionale», ma arrivare su un quotidiano a tiratura nazionale ha sempre quel sapore, non so, di cose che si smuovono? Qualcosa del genere. Però. Letto l’articolo, mi rimane in bocca una punta di amaro. Bisbiglia è riuscito sì a condensare e raccontare tre tematiche complesse e a far arrivare a un grande (chissà?) pubblico la percezione di questi pericoli, ma è anche riuscito a non dire alcune cose importanti, in particolar modo sulle nocciole (la parte sulla geotermia è un buon riassunto; quella sull’anello di depurazione del Cobalb, pur con qualche approssimazione, ha il suo perché). Una in particolare: è riuscito a non nominare neanche una volta la multinazionale che sta colonizzando il territorio della Tuscia.

Quella multinazionale non è «alcune importanti multinazionali dolciarie», come scrive il Bisbiglia, ma è la Ferrero, che sta portando avanti un ambizioso progetto di «monocolturizzazione» (20.000 ettari) del centro e nord Italia chiamato «Nocciola Italia». I «famosi noccioleti» della Tuscia di cui scrive in fondo all’articolo per introdurre l’argomento (sta parlando delle nocciole dei Monti Cimini), inoltre, non sono sempre o solo bei noccioleti che danno delle ottime nocciole, ma sono già i responsabili di un’invasione sconsiderata delle terre del Patrimonio e, con i pesticidi di cui abbisognano, la principale causa dell’inquinamento e dell’eutrofizzazione delle acque del lago di Vico. Di nuovo, dicendolo, dobbiamo nominare Ferrero. E ancora: non sappiamo bene, e il Bisbiglia non ce lo dice, cosa sia la «crisi turca» che starebbe spingendo le «multinazionali» a investire nell’alto Lazio (e nella bassa Toscana, in Val di Chiana, ndr). Qualcosa però la sappiamo. Sappiamo, grazie a un’indagine di WeMove Europe e del Centro per i diritti dei bambini in Turchia pubblicata dal Guardian giusto una settimana fa, e a un’inchiesta della BBC dello scorso settembre, che le nocciole acquistate da Ferrero sul mercato turco vengono raccolte tramite lavoro minorile e, più in generale, con livelli di sfruttamento del lavoro da far accapponare la pelle. Bambini e bambine di 11 e 12 anni, racconta l’indagine, che lavorano anche dodici ore al giorno per una paga che spesso non supera i 15 euro. Per far ricco il signor Giovanni Ferrero, il quale invece dichiara un patrimonio di circa 20 miliardi di euro.

WeMove ha lanciato un appello alla Ferrero per il rispetto dei diritti umani e, in particolare, a «sostenere un prezzo equo per le nocciole in Turchia, a garantire ai lavoratori uno stipendio adeguato e a fermare immediatamente il lavoro minorile!». È forse questa la «crisi turca» che preoccupa Ferrero? Una potenziale caduta dei profitti?

Forse. O forse no, ma in ogni caso le «i» andavano omaggiate di qualche puntino, e qualche nome andava fatto. Perché in fondo, nonostante Bisbiglia e Il Fatto Quotidiano, qualcosa la sappiamo.


Fonte dell’articolo: https://www.pressenza.com/it/2019/12/campagna-europea-per-chiedere-a-ferrero-rispetto-dei-diritti-umani/

Il Tar del Lazio annulla l’ordinanza «antinoccioleti» del comune di Grotte di Castro

Epilogo fin troppo facile da prevedere. I primi dubbi sull’efficacia di tali misure – puramente emergenziali (forse anche elettorali?) e quindi povere di contenuti forti – erano emersi fin da subito, quando la notizia dell’adozione e il testo delle ordinanze erano trapelati sulla stampa. Più tardi, in un articolo del 6 settembre, l’Osservatorio ambientale del lago di Bolsena ribadiva: «Si teme che ambedue [le ordinanze dei comuni di Bolsena e Grotte di Castro] siano ordinanze attaccabili dal punto di vista legale, poiché potrebbero portare pregiudizio alla nocciolicoltura in generale; sono inoltre carenti in vari aspetti scientifici e legali». ¹

Ed è esattamente così che è andata a finire. Il Tar del Lazio ha accolto in pieno il ricorso di Assofrutti e ha annullato l’ordinanza del comune di Grotte di Castro perché – stando al comunicato gongolante rilasciato dall’associazione degli imprenditori agricoli – «si erano evidenziate carenze di una istruttoria priva di una seria base scientifica, dalla quale non era dato ricavare per quali ragioni le coltivazioni dei noccioleti potrebbero nuocere all’ambiente nonché la grave vulnerazione della libertà di iniziativa economica privata». ²

Ecco, si riparte da zero (o quasi) dunque, magari iniziando a capire che le misure emergenziali servono a poco e ci dobbiamo fare poco affidamento, che dai comuni dobbiamo pretendere altro, perché hanno in mano ben altri strumenti ³ per difendere il territorio dall’invasione della monocoltura industriale, e per evitare l’uso massiccio di fitofarmaci e pesticidi che si renderà necessario per mantenerla «produttiva». E poi dobbiamo anche capire che la difesa del territorio e dell’ambiente è nelle nostre mani prima ancora che in quella dei rappresentanti istituzionali; che dobbiamo spingere e urlare, se vogliamo che Ferrero indietreggi. E se vogliamo che la biodiversità, la protezione dell’ecosistema lago e le coltivazioni (al plurale, perché la cosa non riguarda solo le nocciole) biologiche diventino priorità politiche, be’, allora dobbiamo mettere in conto di perderci la voce.


¹ http://osservatoriodellagodibolsena.blogspot.com/2019/09/che-fine-hanno-fatto-le-ordinanze.html

² http://www.tusciaweb.eu/2019/11/divieto-nuovi-impianti-noccioleti-assofrutti-vince-ricorso-comune/

³ Di questi strumenti parlava Bengasi Battisti, ex sindaco di Corchiano, in un’intervista rilasciata a Tele Lazio Nord qualche mese fa: https://youtu.be/MmqGmfPlhIo

Incontro pubblico sul pericolo geotermico. Grotte di Castro, 7 novembre

Il 31 luglio scorso, pochi giorni prima che l’infame ministro dell’inferno si producesse nel più sensazionale e idiota suicidio politico della storia repubblicana (il quale però, nell’attuale quadro politico, rischia di trasformarsi in vittoria), il governo del finto cambiamento ha approvato l’impianto pilota geotermico di Castel Giorgio,¹ per la gioia del manager di ITW LKW Geotermia Italia spa – inascoltato profeta dell’economia verde e gran dispensatore di balle – e la rabbia di comitati e e cittadini.

Il capitale parassita ha segnato dunque un altro goal, ma la faccenda non si è chiusa lì. Merito dei comitati, raccolti intorno al Coordinamento associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena, e di alcune amministrazioni comunali, che hanno deciso di non lasciar correre e di rispondere con determinazione. Dopo l’annuncio del ricorso contro il provvedimento (è notizia di qualche giorno fa: ne sono stati presentati ben quattro), la manifestazione a Castel Giorgio dello scorso 12 ottobre, l’abbraccio del lago del 19 e le inaspettate lenzuola anti-geotermia che hanno fatto la loro comparsa sui balconi, ai muri e alle inferriate in giro per la Tuscia, ecco un importante incontro informativo sul pericolo geotermico. Si terrà a Grotte di Castro, paese storicamente silente e conservatore, e questo è un bel segnale.

¹ potete leggere i retroscena dell’approvazione dell’impianto e un’accurata disamina delle problematiche e dei rischi dell’attività geotermica sul lago di Bolsena sul blog dell’Osservatorio ambientale del lago di Bolsena, qui e qui.