Il Tar del Lazio annulla l’ordinanza «antinoccioleti» del comune di Grotte di Castro

Epilogo fin troppo facile da prevedere. I primi dubbi sull’efficacia di tali misure – puramente emergenziali (forse anche elettorali?) e quindi povere di contenuti forti – erano emersi fin da subito, quando la notizia dell’adozione e il testo delle ordinanze erano trapelati sulla stampa. Più tardi, in un articolo del 6 settembre, l’Osservatorio ambientale del lago di Bolsena ribadiva: «Si teme che ambedue [le ordinanze dei comuni di Bolsena e Grotte di Castro] siano ordinanze attaccabili dal punto di vista legale, poiché potrebbero portare pregiudizio alla nocciolicoltura in generale; sono inoltre carenti in vari aspetti scientifici e legali». ¹

Ed è esattamente così che è andata a finire. Il Tar del Lazio ha accolto in pieno il ricorso di Assofrutti e ha annullato l’ordinanza del comune di Grotte di Castro perché – stando al comunicato gongolante rilasciato dall’associazione degli imprenditori agricoli – «si erano evidenziate carenze di una istruttoria priva di una seria base scientifica, dalla quale non era dato ricavare per quali ragioni le coltivazioni dei noccioleti potrebbero nuocere all’ambiente nonché la grave vulnerazione della libertà di iniziativa economica privata». ²

Ecco, si riparte da zero (o quasi) dunque, magari iniziando a capire che le misure emergenziali servono a poco e ci dobbiamo fare poco affidamento, che dai comuni dobbiamo pretendere altro, perché hanno in mano ben altri strumenti ³ per difendere il territorio dall’invasione della monocoltura industriale, e per evitare l’uso massiccio di fitofarmaci e pesticidi che si renderà necessario per mantenerla «produttiva». E poi dobbiamo anche capire che la difesa del territorio e dell’ambiente è nelle nostre mani prima ancora che in quella dei rappresentanti istituzionali; che dobbiamo spingere e urlare, se vogliamo che Ferrero indietreggi. E se vogliamo che la biodiversità, la protezione dell’ecosistema lago e le coltivazioni (al plurale, perché la cosa non riguarda solo le nocciole) biologiche diventino priorità politiche, be’, allora dobbiamo mettere in conto di perderci la voce.


¹ http://osservatoriodellagodibolsena.blogspot.com/2019/09/che-fine-hanno-fatto-le-ordinanze.html

² http://www.tusciaweb.eu/2019/11/divieto-nuovi-impianti-noccioleti-assofrutti-vince-ricorso-comune/

³ Di questi strumenti parlava Bengasi Battisti, ex sindaco di Corchiano, in un’intervista rilasciata a Tele Lazio Nord qualche mese fa: https://youtu.be/MmqGmfPlhIo

Incontro pubblico sul pericolo geotermico. Grotte di Castro, 7 novembre

Il 31 luglio scorso, pochi giorni prima che l’infame ministro dell’inferno si producesse nel più sensazionale e idiota suicidio politico della storia repubblicana (il quale però, nell’attuale quadro politico, rischia di trasformarsi in vittoria), il governo del finto cambiamento ha approvato l’impianto pilota geotermico di Castel Giorgio,¹ per la gioia del manager di ITW LKW Geotermia Italia spa – inascoltato profeta dell’economia verde e gran dispensatore di balle – e la rabbia di comitati e e cittadini.

Il capitale parassita ha segnato dunque un altro goal, ma la faccenda non si è chiusa lì. Merito dei comitati, raccolti intorno al Coordinamento associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena, e di alcune amministrazioni comunali, che hanno deciso di non lasciar correre e di rispondere con determinazione. Dopo l’annuncio del ricorso contro il provvedimento (è notizia di qualche giorno fa: ne sono stati presentati ben quattro), la manifestazione a Castel Giorgio dello scorso 12 ottobre, l’abbraccio del lago del 19 e le inaspettate lenzuola anti-geotermia che hanno fatto la loro comparsa sui balconi, ai muri e alle inferriate in giro per la Tuscia, ecco un importante incontro informativo sul pericolo geotermico. Si terrà a Grotte di Castro, paese storicamente silente e conservatore, e questo è un bel segnale.

¹ potete leggere i retroscena dell’approvazione dell’impianto e un’accurata disamina delle problematiche e dei rischi dell’attività geotermica sul lago di Bolsena sul blog dell’Osservatorio ambientale del lago di Bolsena, qui e qui.