Se ne è andato Dave Greenfield, tastierista degli Stranglers

L’altro ieri è morto – di complicazioni cardiache, dopo aver contratto la covid-19 – Dave Greenfield, storico tastierista (e voce) degli Stranglers.

Quando avevo venti anni le canzoni dei primi due album degli Stranglers sono stati il prezzemolo nelle cassettine che compilavo per la macchina. Ancora prima, intorno ai sedici-diciassette anni, No More Heroes (la canzone, che avevo trovato in un’improbabile compilation sul punk comprata per corrispondenza) è stata… be’, credo sia stata un pezzo fondamentale della mia formazione – musicale e non. Mi ha insegnato che si può fare punk con una cazzo di pianola, e che la fissazione per la formula perfetta del power trio, chitarra basso e batteria, può anche essere una stupida posa. L’assolo che parte poco prima del minuto 2 è qualcosa che, ancora oggi, mi fa accapponare la pelle e uscir fuori di testa.

Poi ci sono le parole, magiche parole. In realtà non ho mai saputo cosa avessero voluto dire con quel testo, se piangere la fine degli eroi o deriderli e festeggiarne la dipartita. Forse entrambe le cose – più probabilmente la seconda – ma per il me stesso post-adolescente con una copia de L’Anticristo nel cassetto era tutto chiarissimo, doveva essere un inno alla fine degli eroi e divenne una sveglia di proporzioni colossali che mi diceva – così credevo, così credo – che se ne poteva e doveva fare a meno. Non molto diverso da quello che, qualche anno più tardi, mi disse con più chiarezza e ventaglio di significati il caro Brecht.

Ciao Dave, che la terra ti sia lieve.

Whatever happened to all the heroes?
All the Shakespearoes?
They watched their Rome burn

Una canzone che mi sta mandando fuori di testa: «Die Matrosen» delle LiLiPUT/Kleenex

Liliput

Oggi mi sono messo a pulire la cartella dove finiscono i dischi appena scaricati, una sala d’attesa affollatissima dove album e discografie possono sostare anche dei mesi prima che io mi decida a classificarli e a «tagliaincollari» nelle rispettive cartelle. È andata a finire che mi è venuta voglia di ascoltare delle compilation che stavano là dentro a far la muffa da un po’ di tempo e, dopo qualche tentativo andato a vuoto e qualche tiro nel cestino, ho trovato quella giusta e mi ci sono buttato a corpo morto.

Si tratta di «Rough Trade Shops: Post Punk 01». È un doppio CD uscito nel 2003 che raccoglie noti capolavori e gemme oscure del post punk di (quasi) tutti i tempi. Ci sono i grandi nomi che ognuno può ragionevolmente aspettarsi (Gang of Four, P.i.l., Slits, Pop Group, Swell Maps, Wire, DNA, Magazine, The Fall, etc.), ma anche band oscure (almeno per me) e sfortunate meteore che hanno pubblicato qualche singolo, massimo un paio di dischi per poi sparire nel nulla.

Tra i pezzi che non conoscevo e che più mi hanno colpito c’è Die Matrosen («I marinai», in tedesco), delle LiLiPUT. Diamogli una spruzzata di contesto. Le Lilliput erano una punk band (originariamente) tutta al femminile proveniente da Zurigo. Le quattro svizzere, che a questo punto della storia si fanno chiamare Kleenex, esordiscono nel 1978 con un EP omonimo di quattro pezzi per l’etichetta svizzera Sunrise. Vengono presto notate da John Peel e a seguire dalla Rough Trade, che pubblica loro un paio di singoli, e purtroppo anche dalla multinazionale Kimberly-Clark, proprietaria dell’omonimo e famoso marchio di fazzoletti, che non la prende per niente bene e minaccia le vie legali se la band non si decide a cambiare nome. Ed è a quest’altro punto della storia che, dopo qualche rimescolamento in formazione (ora sono in cinque), entrano in scena le LiLiPUT.

Il loro esordio col nuovo nomignolo, sempre su Rough Trade, è il singolo Split. Giri lato ed ecco Die Matrosen, traccia numero 4 del primo cd della suddetta compilation, ovvero la canzone che mi ha mandato fuori di testa. Avete presente le X-Ray Spex no? (no? Male.) Be’, prendete il punk screziato di sax delle X-Ray Spex, donate loro il Sacro Graal della melodia perfetta e avrete Die Matrosen, un singolo che in un mondo più giusto sarebbe entrato via etere in tutte le case del fottuto pianeta e avrebbe sbancato tutte le fottute classifiche; e invece sbancò sole le UK Indie Charts per qualche settimana, e nonostante la band sia stata notata e «supportata» da gente come John Peel, Kim Gordon e Kurt Cobain, il quale la inserì persino nel suo listone dei cinquanta dischi della vita (senza indicare l’album, ndr), nonostante gli sforzi delle etichette Off Course, Kill Rock Stars e Mississipi Records, che ne hanno ripubblicato l’intero catalogo, rimangono per lo più sconosciute e poco ascoltate: una band leggendaria e terribilmente influente, ma un affare per pochi intimi. Se non le avete mai sentite, è arrivato il momento di rimediare, e vi garantisco che non ne soffrirete.

[a questo link trovate quasi tutto ciò che le riguarda; a quest’altro, un bel racconto dell’«incontro» con le LiLiPUT scritto da un blogger musicale di lungo corso].