Gli schiavi nelle campagne della Tuscia

Daniele Camilli, giornalista di Tusciaweb, ha recentemente pubblicato un articolo sulle condizioni lavorative dei braccianti immigrati nelle campagne viterbesi. Il periodo dell’inchiesta, realizzata con la collaborazione di due sindacalisti della Flai Cgil, è quello della fase 1 dell’emergenza pandemica e questa è la realtà (riassumo, ma leggete l’articolo): 12-13 ore di lavoro al giorno, mezz’ora/un’ora di pausa pranzo, per una paga di 4-5 euro all’ora. L’approvvigionamento di frutta e verdura per i supermercati e le nostre tavole è stata garantita, insomma, all’antico prezzo della schiavitù.

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Le nocciole, il lago di Bolsena e le reticenze del Fatto Quotidiano

Qualche giorno fa, il 27 dicembre per essere esatti, su «Il Fatto Quotidiano» è apparso questo articolo a firma Vincenzo Bisbiglia che parla dei rischi ambientali che sta correndo il lago di Bolsena. E, segnatamente: le mire geotermiche, gli sversamenti decennali causati dal malfunzionamento dell’anello di depurazione e l’espansione della monocultura del nocciolo.

Bene che queste notizie arrivino sulla stampa mainstream, mi son detto: è un buon risultato. Le nocciole, a dire il vero, avevano già fatto la loro comparsa nel ben documentato e puntuale reportage firmato da Stefano Liberti per «Internazionale», ma arrivare su un quotidiano a tiratura nazionale ha sempre quel sapore, non so, di cose che si smuovono? Qualcosa del genere. Però. Letto l’articolo, mi rimane in bocca una punta di amaro. Bisbiglia è riuscito sì a condensare e raccontare tre tematiche complesse e a far arrivare a un grande (chissà?) pubblico la percezione di questi pericoli, ma è anche riuscito a non dire alcune cose importanti, in particolar modo sulle nocciole (la parte sulla geotermia è un buon riassunto; quella sull’anello di depurazione del Cobalb, pur con qualche approssimazione, ha il suo perché). Una in particolare: è riuscito a non nominare neanche una volta la multinazionale che sta colonizzando il territorio della Tuscia.

Quella multinazionale non è «alcune importanti multinazionali dolciarie», come scrive il Bisbiglia, ma è la Ferrero, che sta portando avanti un ambizioso progetto di «monocolturizzazione» (20.000 ettari) del centro e nord Italia chiamato «Nocciola Italia». I «famosi noccioleti» della Tuscia di cui scrive in fondo all’articolo per introdurre l’argomento (sta parlando delle nocciole dei Monti Cimini), inoltre, non sono sempre o solo bei noccioleti che danno delle ottime nocciole, ma sono già i responsabili di un’invasione sconsiderata delle terre del Patrimonio e, con i pesticidi di cui abbisognano, la principale causa dell’inquinamento e dell’eutrofizzazione delle acque del lago di Vico. Di nuovo, dicendolo, dobbiamo nominare Ferrero. E ancora: non sappiamo bene, e il Bisbiglia non ce lo dice, cosa sia la «crisi turca» che starebbe spingendo le «multinazionali» a investire nell’alto Lazio (e nella bassa Toscana, in Val di Chiana, ndr). Qualcosa però la sappiamo. Sappiamo, grazie a un’indagine di WeMove Europe e del Centro per i diritti dei bambini in Turchia pubblicata dal Guardian giusto una settimana fa, e a un’inchiesta della BBC dello scorso settembre, che le nocciole acquistate da Ferrero sul mercato turco vengono raccolte tramite lavoro minorile e, più in generale, con livelli di sfruttamento del lavoro da far accapponare la pelle. Bambini e bambine di 11 e 12 anni, racconta l’indagine, che lavorano anche dodici ore al giorno per una paga che spesso non supera i 15 euro. Per far ricco il signor Giovanni Ferrero, il quale invece dichiara un patrimonio di circa 20 miliardi di euro.

WeMove ha lanciato un appello alla Ferrero per il rispetto dei diritti umani e, in particolare, a «sostenere un prezzo equo per le nocciole in Turchia, a garantire ai lavoratori uno stipendio adeguato e a fermare immediatamente il lavoro minorile!». È forse questa la «crisi turca» che preoccupa Ferrero? Una potenziale caduta dei profitti?

Forse. O forse no, ma in ogni caso le «i» andavano omaggiate di qualche puntino, e qualche nome andava fatto. Perché in fondo, nonostante Bisbiglia e Il Fatto Quotidiano, qualcosa la sappiamo.


Fonte dell’articolo: https://www.pressenza.com/it/2019/12/campagna-europea-per-chiedere-a-ferrero-rispetto-dei-diritti-umani/