Collegamenti #2

Con passi lenti e meditati, mi accingo a chiudere le bozze della seconda puntata di Collegamenti. Mentre il primo post è sceso giù come un flusso di coscienza, questa volta mi sono fermato a respirare e a definire un tema (NB: il tema della prima parte; gli articoli sono a tema libero); poi ho collezionato i collegamenti e infine ho fatto una veloce scrematura, cercando di far emergere l’essenziale.

Il tema sono i libri, la letteratura, la cultura.

Blog/siti/podcast/newsletter

Biblioteca Radicale si presenta così: «un atto di resistenza all’immagine, perché nel post-antropocene, i feticci di carta saranno i soli esseri immarcescibili e dominatori, portatori di una nuova utopia immanente». Un bel biglietto da visita. L’interno del blog è coperto di scaffali di libri radicali, dove è possibile trovare delle chicche veramente importanti e testi che in qualche modo hanno fatto la storia (o la «controstoria») dell’editoria: libri rari, libri pirati, falsi e scritture apocrife e un sacco di altre cose molto molto interessanti. Poi ci sono le scritture, ovvero, ad oggi, le Cronache del Virocene, delle quali vi consiglio vivamente la lettura. Ha un account su mastodon, ma potete seguire il blog attraverso gli RSS, il wordpress reader o, semplicemente, tramite email.


Blockmianotes è il blog di Mia Parissi ed è un contenitore di libri e scritture. Vi si trovano racconti, brevi note personali dal sapore diaristico, citazioni, estratti e «(non) recensioni», oltre a uno shop dei libri pubblicati dall’autrice. Punto il faro sulle non recensioni perché mi piace questa forma (o non forma). Leggo recensioni tutti i santi giorni e sono tutte fottutamente uguali, cioè noiose; a volte sono solo delle sinossi alternative dalle quali non si capisce neanche tanto bene se il libro abbia un qualche valore oppure no. Queste sono diverse: qui si avverte la partecipazione, anche emotiva, alla lettura dei testi; in più – molto di più -, c’è l’espressività della scrittura. Anche Mia ha un account su mastodon, potete seguirla lì se avete bisogno di un social, o tramite i fantastici RSS che appaiono in bella mostra accanto al nome del sito o, infine, attraverso il canale telegram.


Infine una newsletter, quella del sito «Che fare», «agenzia per la trasformazione culturale». Il sito è conosciuto e affermato e immagino che molt* di voi abbiano già avuto modo di incrociarlo, quindi non mi ci soffermo troppo. Mi limito a linkare una newsletter, che non è l’ultima, è l’ultima che ho letto io e credo sia di un certo interesse.

Articoli

Un’intervista a Marco d’Eramo, autore de Il selfie del mondo. Indagine sull’età del turismo, in merito all’impatto delle misure di confinamento sulla turistificazione delle città. Non sono d’accordo con tutto quello che dice d’Eramo, ma l’intervista è comunque molto interessante; anzi, è una delle cose più interessanti che ho letto ultimamente.
La bolla dell’overtourism si è sgonfiata, ma tornerà presto a crescere: intervista a Marco d’Eramo – di Giuliano Battiston, da «Che fare».

Stesso tema analizzato più a fondo, visto da diverse angolature, è la base di uno degli ultimi post del gruppo di ricerca «Into the Black Box». Un buon punto di partenza per capire e affrontare le trasformazioni delle città nel dopo pandemia e iniziare a discutere sul da farsi, su come far emergere i conflitti. Quei video in fondo al post? Sono importanti.
La fine di Airbnb? La città post-pandemica fra urbano e digitale – della redazione di «Into the Black Box».

Due articoli sull’ondata di mobilitazioni americana (e globale) seguita al brutale assassinio di George Floyd, e sulla violenza sbirresca.
The Minneapolis Uprising in Context – di Elizabeth Hinton, da «Boston Review».
The Police Are Rioting. We Need to Talk About It – di Jamelle Bouie, da «New York Times».

Sempre sul tema violenza sbirresca negli Stati Uniti, segnalo un libro. Haymarket Books regala – ancora per sei giorni – l’ebook di Who Do You Serve, Who Do You Protect? Police Violence and Resistance in the United States, e credo sia una buona scusa e una buona opportunità per fermarsi un attimo, staccare gli occhi dal flusso inarrestabile di notizie, leggere e cercare di capire, contestualizzando e storicizzando gli avvenimenti che abbiamo sotto gli occhi; solo così possiamo evitare di cadere nei provincialismi e nelle interpretazioni paternaliste e moraliste alla Saviano.

Se avete animo di iniziare a usare il nuovo prodotto di facebook per le video chat, Rooms/Stanze, vi consiglio di leggere questa inchiesta di Sam Biddle che tratta le questioni della privacy. Ciò che emerge è un po’ il solito, e cioè che non si sa bene cosa venga fatto con i dati raccolti, né si sa esattamente quali dati vengano raccolti, e che come con il resto dei servizi del social blu monopolista è tutta una questione di fiducia, di fede. E noi con la fede che ci facciamo? Il brooodo, esatto.
There’s No Telling What Data Facebook Will Collect If You Use Its Zoom Clone – di Sam Biddle, da «The Intercept».

Premetto, questo è lungo; molto lungo, più che un long-form è un saggio breve, ma come quasi tutte le cose che vengono pubblicate su «Viewpoint Magazine», è una spanna sopra a tutto quello che si trova sull’internet. Si parla di Gramsci e del suo famoso detto «il pessimismo della ragione, l’ottimismo della volontà», che viene sviscerato, storicizzato, criticato e riproposto infine in altra forma, adattata ai nostri tempi (i tempi in cui il «nuovo Principe» è morto). Per me che sto leggendo i Quaderni del carcere (li sto leggendo da un po’ di tempo, con la lentezza che mi è propria) è stata una lettura molto interessante, spero lo sia anche per alcun* di voi.
Pessimism of the Will – di Asad Haider, da «Viewpoint Magazine».

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